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sabato, gennaio 23, 2021

GENNAIO


 Gennaio è un mese silenzioso dopo le luci natalizie. Quest'anno è ancora più silenzioso del solito, a causa della pandemia che pare non volersene andare e che ci costringe a restare isolati. E in questo silenzio i ricordi riaffiorano, si accavallano, ci riportano indietro, si confondono uno dentro l'altro. E i passi vanno dietro i pensieri, ripercorrono vecchie strade silenziose, ci fanno affacciare ad antiche finestrelle dimenticate.

Gennaio è la meditazione, in attesa del risveglio.

martedì, novembre 19, 2019

C'ERA UNA VECCHINA PICCINA PICCINA PICCIO'...

Mi piace fare la spesa nei negozi, piuttosto che nei supermercati perché si creano belle relazioni, si fanno chiacchiere, ci si impara a conoscere. Questa sera sono andata a comprare un po' di frutta al negozio che vende granaglie, farine, semi ma anche un po' di frutta e di verdura. Mentre si chiacchierava, con aria da cospiratore  il negoziante mi chiede se volevo due ovine fresche, di quelle nostrane, praticamente appena deposte. Come resistere? Questo non è periodo di uova, le galline normalmente non ne depongono se sono ruspanti. Quindi, visto che sono da sola, ne ho comprate tre (erano 6 uova, nulla di più), pensando che ne avrei fatto una frittatina. E arrivata a casa la frittatina l'ho dovuta fare davvero perché una delle uova si era crepata. E mentre la preparavo mi sono ricordata della filastrocca che mia madre ci raccontava mentre ci dava da mangiare quando eravamo piccoli piccoli:
"C'era una volta una vecchina piccina piccina picciò che aveva una gallina piccina piccina picciò. Un giorno la gallina piccina piccina picciò fece un ovino piccino pccino picciò. Allora la vecchina piccina piccina picciò fece una frittatina piccina piccina picciò ma venne una moschina piccina piccina picciò che si mangiò la frittatina piccina piccina picciò e la povera vecchina piccina piccina picciò restò senza la frittatina piccina piccina picciò."
Naturalmente ad un simile epilogo mio fratello e io spalancavamo la bocca per mangiare qualsiasi cosa mamma ci proponesse, non fosse mai che arrivasse la moschina piccina piccina picciò a mangiare il nostro cibo!

lunedì, aprile 15, 2019

NOTRE DAME BRUCIA

Ho disperatamente cercato nel mio archivio fotografico le foto che scattai sei anni fa nel mio ultimo viaggio a Parigi, ma non ho più niente. Quel disco rigido è bloccato e non lo si riesce più a sbloccare e forse non c'è dentro più niente o non è più leggibile nulla. Restano le foto che pubblicai su Flickr, ma in quelle immagini, stranamente, Notre Dame non c'è. Quella volta non l'andammo a vedere, scegliemmo altri percorsi. Stranamente, perché ogni volta tornavamo a vederla, pensando che prima o poi ci saremmo decisi a salire su quel tetto per ammirare i gargoiles e il panorama di Parigi. C'erano sempre altre cose che ci portavano via da lì, ma tanto lei era lì, da secoli, e ci sarebbe sempre stata...avremmo avuto tempo...Invece non c'è più tempo, Notre Dame brucia.
Restano i ricordi dei miei figli, piccoli, con il naso per aria e la bocca aperta, dentro la vastità della cattedrale. Loro davanti all'altar maggiore davanti al monumento del Re Sole inginocchiato davanti alla Madonna incoronata. E poi altri ricordi, di una Santa Messa la notte di Pasqua di più di dieci anni fa con mio marito e le mie due più care amiche, e le mie lacrime di emozione quando a mezzanotte, alla fine della Messa la grande campana aveva suonato i rintocchi che simboleggiano la gioia della Resurrezione di Cristo e io avevo sentito quei rintocchi risuonare dentro il mio cuore. E il ricordo di quella notte è ancora più acuto, vista la concomitanza della Settimana Santa, oggi come allora.

martedì, marzo 19, 2019

LE RAVIOLE DELLA NONNA

Mia nonna Imelde era nata il 19 marzo 1902.
Sono stata la sua prima nipote e ho passato moltissimo tempo con lei.  La mamma dice anche che le assomiglio molto, soprattutto nel carattere. Era una donna alta, seria, decisa, che rimasta vedova molto giovane e con una figlia ancora piccola, aveva rifiutato gli spasimanti proposti dalla famiglia e aveva cominciato a lavorare. Per tutta la vita ha fatto la stiratrice, rispettata e amata dalle sue clienti, nobili e non nobili, e da tutte le persone che condividevano la sua quotidianità di negoziante in una piccola via vicino all'Antoniano a Bologna. Era una donna morigerata che però amava festeggiare davvero. Il giorno del suo compleanno, immancabilmente, dopo le tagliatelle al ragù o i tortelloni al burro o anche le lasagne, ovviamente fatte da lei con il solo aiuto di mia mamma, e naturalmente il mio che da sotto il tavolo le rubavo la sfoglia, dopo un secondo sempre molto semplice e i cardi al parmigiano, c'erano come dolce le sue raviole! Le preparava uno o due giorni prima: faceva l'impasto, lo stendeva, con un bicchiere faceva i cerchi di pasta e sopra stendeva la mostarda bolognese che preparava con la frutta matura che il fruttivendolo suo vicino di negozio le vendeva a un prezzo bassissimo. Le raviole venivano chiuse attentamente e venivano portate al mattino presto dal fornaio, anche lui vicino al suo negozio, per essere cotte nel grande forno dove allora veniva cotto anche il pane per la vendita del giorno. Quando le riportava a casa il profumo di quelle raviole riempiva tutta casa! E siccome ne faceva parecchie, per diversi giorni erano la nostra colazione e la nostra merenda!

sabato, settembre 08, 2018

Settembre

Settembre
Il bene che ci siamo voluti noi due
è un taxi e si ferma qui
Stavo bene nelle tue mani
non avrei mai chiesto niente di più
ma in questo giorno che comincia a Settembre
ti abbraccio e mi manchi.

Arrivederci allora ragazza più forte di me
tenera è la notte ma la vita è anche meglio
di questo momento che te ne vai
tu non parlare che si calma il dolore
dopo è solo tempo.

Questa è la pioggia che deve cadere
sulle piccole scene di addio
siamo solo noi tra milioni e milioni
benvenuto anche il tuo nome
fra le future nostalgie.

Se questo può farti felice
più confuso di così non sarò
tutto andrà bene ci possiamo fidare
chiamami ogni tanto se vuoi.
Da questo giorno che comincia a settembre
chiamami quando vuoi.

Ivano Fossati

lunedì, gennaio 01, 2018

Dedicato a mia figlia

Lucia ha sempre amato la danza. Cominciò piccolissima, a soli 4 anni, a studiare danza classica. Era affascinata dal tutù, come tutte le bambine, o quasi, di quella età, ma poi danzare era diventata la cosa importante. Per me vederla danzare, anche se erano solo i primi passi, era un sogno. Io, pesante e sgraziata, vedere mia figlia leggera e aggraziata, ero solo felice. E andavamo a vedere il balletto insieme, ogni tipo di balletto, ogni volta che c'era l'occasione, la possibilità. Non solo balletto classico, ma anche danza moderna,...
Pendelton era un'altra sua passione: un balletto quasi acrobatico e onirico nelle sue realizzazioni.
Questa sera in televisione c'è Roberto Bolle.
Lucia è qui con me.

mercoledì, novembre 22, 2017

Annina, ovvero the way we were...

 Regali preziosi che arrivano da una meravigliosa mamma di 4  figli che io ho tenuto in braccio come anni dopo ho tenuto in braccio Filippo e come lei ha tenuto in braccio Lucia, qualche anno dopo ancora.
E' venuta a trovarmi con i suoi bambini e suo marito e si è ricordata di queste due foto.
Un po' più grande rispetto alla seconda foto, ha fatto da babysitter ai miei figli e ai miei gatti ed è stata uno dei punti di riferimento dei miei bambini.
Poter coccolare i suoi bimbi,  tenere in braccio l'ultimo nato, di solo un mese, è stato un pieno di tenerezza di cui avevo davvero bisogno.
E comunque fa piacere ricordarsi di quanto erano teneri e piccoli i propri figli.
Abbiamo fatto davvero un lungo percorso.
Ora cominciano la loro vita da soli, e io sono fiera di come sono: non potevo sperare di meglio.

domenica, gennaio 22, 2017

La foto mentale

Sette mesi che non scrivo...e oggi è successa una cosa che mi ha fatto tornare qui e mi ha fatto scorrere a lungo questo blog. Nove anni della mia vita...
Il mio amico di blog PierPaolo Pega nel suo bellissimo blog sulla fotografia, ha lanciato questo post sulla foto mentale, e io mi sono ricordata di averne scritta una, una volta. Ma siccome non ho mai messo tag per poterlo ritrovare ho dovuto necessariamente sfogliare tutto il blog. E' stata una forma di archeologia...Sono andata a ritroso nel tempo, fino al primo post, e poi di nuovo in avanti.
Ho trovato quella foto mentale, stampata, o meglio scritta, nel 2009. Eccola qui
Ma rileggendo tutto quello che ho scritto in tutti questi anni, mi sono resa conto che ognuno di quei post è stata una fotografia di un pezzetto della mia vita, una foto mentale.

martedì, giugno 21, 2016

A Marina


Due anni fa è mancata improvvisamente una amica carissima. Era caldo e la sera prima avevo preparato il gazpacho e me ne ero vantata su facebook. Lei, cuoca itagnola, come amava definirsi, mi aveva letteralmente presa per un orecchio. La discussione si era fatta accesa e lei, con la grazia e lo stile che da sempre la contraddistingueva, pubblicò questo.
Da cosa nacque cosa e siccome stavo per partire per Roma le telefonai per proporle di incontrarci tre giorni dopo. Parlammo del suo blog, che lei non riusciva più ad aggiornare, e le proposi di scrivere sul nostro, legato al forum del Ruggito del Coniglio. Accettò con entusiasmo e ci lasciammo con la promessa di sentirci appena fossi arrivata a Roma.
La mattina dopo, presto, mi svegliò un'amica comune per dirmi che Marina se n'era andata per sempre, aveva raggiunto il suo amatissimo Alfredo.
Resta il suo blog Che bolle in pentola?, bellissimo, pieno di ricette, racconti, leggende, storie.
Ciao Marina, domani comprerò due peperoni e preparerò il gazpacho proprio come ci hai insegnato tu.

martedì, maggio 24, 2016

Passa il Giro!

Tappa Pistoia-Sestola. E il Giro passa davanti alle Terme e per la prima volta nella mia vita aspetto di vedere passare i ciclisti con una certa emozione, nonostante non mi sia mai interessata di ciclismo.
C'è l'emozione delle foto, ma c'è anche un ricordo molto tenero d'infanzia: mio padre, che al pomeriggio guardava attentamente le tappe alla tv.  Non perchè fosse un appassionato, lui antisportivo per eccellenza, ma per vedere i luoghi dove si svolgeva la gara. E immancabilmente diceva: ecco, vedi? là la strada fa così, e subito dopo la curva c'è una casa, anni fa era solo una ma ora guarda, sono tante...Lì una volta avevo conosciuto una ragazza...
Da Cagliari, dove era nato e cresciuto, era approdato al Continente, come gli isolani chiamano questo nostro stivale, con la guerra e aveva risalito l'Italia al seguito degli americani sminando i campi minati. Poi era stato assunto alle Ferrovie dello Stato, come geometra, e si era occupato delle linee ferroviarie e delle case cantoniere e delle piccole stazioni, e questo lo aveva fatto viaggiare ancora di più in un'Italia in ricostruzione e poi nel pieno degli anni del boom economico. Piccoli viaggi nella provincia italiana, lungo linee da pendolari.
Mio padre era sostanzialmente un uomo pigro, per lui viaggiare era un grosso fastidio, lo distoglieva dai suoi ritmi, ma era un uomo curioso e quindi aveva ricordi dei luoghi visti e visitati in lungo e in largo e quei ricordi riaffioravano regolarmente ad ogni tappa del Giro e si trasformavano in racconti che mio fratello e io ascoltavamo a bocca aperta. Poi ci mostrava la cartina dell'Italia e con il dito ci faceva ripercorrere quelle strade, e da lui abbiamo imparato a visualizzare la geografia, a trasformare le mappe in realtà.
Mio padre poi amava in modo particolare la Porrettana, perchè lungo la Porrettana, a collegare Bologna con Pistoia, c'è la prima ferrovia del Regno d'Italia, una ferrovia difficile e suggestiva, costruita in un periodo in cui i mezzi tecnici erano decisamente molto semplici. Ferrovia importante, allora, perchè collegava l'Emilia con la Toscana. Ferrovia bellissima per i panorami che improvvisamente si aprono per poi richiudersi nel viaggiare del treno fra i monti di questo Appennino così irsuto, pieno di gole, con la strada che corre stretta dipanandosi in una sequenza continua di curve e piccoli gruppi di case in sasso.
E allora eccola, l'emozione di mio padre che di questa strada e di questa ferrovia conosceva quasi ogni sasso, ogni traversina.
Babbo, oggi ho visto passare il Giro d'Italia, sai? è stato davvero bellissimo!

mercoledì, aprile 27, 2016

Pulizie di primavera

E così, in un pomeriggio di inutili attese, sono tornata qui a vedere come vanno le cose, e ho scoperto una nuova amica, che ho subito messo nella lista dei blog che seguo. Bello vedere che Facebook non ha fagocitato del tutto questo mondo blogger, più lento e meditativo, meno immediato, dove c'è più spazio per esprimere i propri pensieri. Intendiamoci, adoro FB, lo utilizzo quotidianamente, mi ci diverto, ci ritrovo altri amici bloggers, ma questo luogo, anche se molto meno frequentato, resta il mio angolino privato dove raccontarmi, dove prendere un po' di respiro, con una bella tisana fumante,  leggendo vecchi e nuovi amici. E a questo proposito sono andata a rivedere i blog che una volta seguivo assiduamente. Molti ci sono ancora, per fortuna, anche se quasi tutti scriviamo oramai poche volte l'anno, o addirittura non scriviamo da 2-3 anni. Ma molti hanno chiuso. Penso che le motivazioni siano le più disparate. Di sicuro non è facile tenere aggiornato un blog, a meno che non si tratti di blog tematici, e lì allora diventa quasi una professione.
I blog che seguivo erano per lo più blog di mamme. Avevamo i figli più o meno della stessa età, con gli stessi problemi e inconvenienti e il raccontarci le avventure/disavventure domestiche dei pargoli era un modo per consolarci. C'era anche qualche papà e con molto piacere ho scoperto che qualcuno ha anche aumentato, nel frattempo, la famiglia.
Poi c'erano i blog delle amiche, e purtroppo la vita, o meglio, la morte, me ne ha portato via diverse, amatissime, lasciandomi un vuoto immenso. Qualcuna, prima di andarsene, ha chiuso il blog. Marina non ha potuto chiuderlo, fortunatamente, perchè aveva perso la sua password, e così, quando ci ha lasciati all'improvviso, ci è rimasto il suo blog in eredità, e questo mi conforta e me la fa sentire ancora vicina.
Così ho fatto pulizia, con dispiacere, ma anche ricordando le belle persone che ho conosciuto e che per un po' hanno condiviso la mia strada.
Togliere vuol dire restare aperti a nuovi arrivi, ad altre sorprese, ad una nuova vita.
La primavera, appunto.

giovedì, luglio 10, 2014

I fichi di Marina

Eccoli qui, i fichi del giardino di Marina Cepeda Fuentes. Per tanto tempo ci ha tenuto compagnia alla radio con la sua rubrica di cucina e di tanto, tantissimo altro. Non si parlava solo di cibo ma anche di tradizioni, di usanze, di ricette di famiglia, di santi, pleniluni, leggende e magie.
Nel tempo siamo diventate amiche, pur senza mai esserci conosciute di persona.
Marina se n'è andata un mese fa, ma continua a farmi compagnia attraverso piccole cose che tornano. Oggi sono stati proprio i fichi. Sono entrata dal fruttivendolo e mentre cercavo con lo sguardo la frutta da comprare, eccoli lì, i fichi, pochi, dentro una scatola, esattamente come questi, con la buccia quasi sul punto di spaccarsi. Ne ho presi due, che di più sarebbero stati troppi, e appena tornata in camera me li sono davvero gustati, con calma, prima uno e poi l'altro, dolci e saporiti, fresca merenda estiva. E mi sono tornate in mente le merende che facevo in Sardegna, a Decimomannu, a casa dello zio Carlo e di zia Rosetta, in giro con mia cugina Gabriella per tutta la tenuta, che allora mi sembrava immensa, e ogni tanto io e lei allungavamo la mano a raccogliere un fico, una volta dall'albero dei fichi chiari e una volta da quello dei fichi neri. Buoni, dolcissimi, sceglievamo quelli con la buccia spaccata, segno della completa maturazione. Tornavamo a casa con la faccia e le mani appiccicose! E le bucce venivano lanciate alle galline che becchettavano libere per tutta la tenuta e che felici e starnazzanti si litigavano quelle leccornie.
Grazie, cara amica mia.

sabato, settembre 04, 2010

La vecchina dei fiori


Il 30 agosto se n'è andata per sempre. Era un personaggio caratteristico a Bologna, come Settecappotti o come Beppe Maniglia. Girava per il centro con un cesto di fiori rigorosamente di stagione, e con gli abiti e il cappello assortiti con i fiori che vendeva. Io la ricordo ancora abbastanza giovane e i fiori erano sempre freschi, ma poi con il passare degli anni quei fiori li aveva sostituiti con quelli finti, di stoffa.
Noi la conoscevamo bene, la incontravamo tutte le volte che andavamo a pranzo al Pappagallo. Lei entrava per vendere i suoi fiori, ma se c'era poca gente Ezio, il proprietario del ristorante, le faceva preparare un tavolo e le offriva il pranzo. Lucia la prima volta che la vide spalancò tanto di occhi e non le tolse gli occhi di dosso fino a che la vecchina non si avvicinò chiedendole se le piacevano i suoi fiori. Lucia era così emozionata che si limitò a fare sì con la testa, incapace di dire una parola. Allora la vecchina le chiese se le piaceva anche il suo vestito e Lucia annuì di nuovo: era una persona così straordinariamente lontana dalle persone che lei, bimba di 4 anni, conosceva, così esotica da continuare a guardarla incantata a bocca aperta. La signora le volle regalare un mazzolino di violette, che a lungo sono rimaste in un vasetto sulla mensola sopra il letto di Lucia.
Altre volte l'abbiamo incontrata, e ogni volta le abbiamo comprato un mazzolino di fiori, anche se oramai quell'incanto da favola era finito. Ma per Lucia è sempre rimasta davvero la Fatina dei fiori.

venerdì, marzo 26, 2010

Primavera

Che dice la pioggerellina di Marzo?


Angiolo Silvio Novaro





Che dice la pioggerellina

di marzo, che picchia argentina

sui tegoli vecchi

del tetto, sui bruscoli secchi

dell’orto, sul fico e sul moro

ornati di gèmmule d’oro?



Passata è l’uggiosa invernata,

passata, passata!

Di fuor dalla nuvola nera,

di fuor dalla nuvola bigia

che in cielo si pigia,

domani uscira’ Primavera

guernita di gemme e di gale,

di lucido sole,

di fresche viole,

di primule rosse, di battiti d’ale,

di nidi,

di gridi,

di rondini ed anche

di stelle di mandorlo, bianche...



Che dice la pioggerellina

di marzo, che picchia argentina

sui tegoli vecchi

del tetto, sui bruscoli secchi

dell’orto, sul fico e sul moro

ornati di gèmmule d’oro?



Ciò canta, ciò dice:

e il cuor che l’ascolta è felice.

Che dice la pioggerellina

di marzo, che picchia argentina

sui tegoli vecchi

del tetto, sui bruscoli secchi

dell’orto.

giovedì, ottobre 29, 2009

Fotografie

In un momento come questo di fatica e di sospensione del tempo, tutta incentrata solo sui due momenti che ora scandiscono le mie giornate: i due colloqui giornalieri con gli anestesisti e la visita serale a Rudolph, che ora usurpa il mio aka, bella addormentata in ospedale, riempio il mio tempo inscatolando la mia casa, per poterla rimettere in ordine.

Da una settimana vivo come anestetizzata, quasi che i farmaci che scorrono nelle vene di mia figlia si fossero espansi anche al mio circolo sanguigno, al mio cervello, ai miei nervi.
Ma è bastato cominciare a inscatolare le fotografie per ricominciare a sentire. Quante foto, da quelle che mi sono portata via dalla mia famiglia di origine a quelle scattate con questa mia famiglia. Tante occasioni, grandi e piccole, ufficiali e non. Ci sono le foto dei bambini piccolissimi, appena nati, ci sono foto scattate in casa nei pomeriggi d'inverno mentre loro giocavano, assorti oppure abbracciati ai loro pupazzi. Ci sono le vacanze, solo noi cinque o con amici, in tanti posti in Italia e all'estero. Ci sono foto in cui qualcuno ha il broncio o piange, ma quasi tutte sono foto di persone sorridenti, che spesso stanno abbracciate o si danno la mano.
Ci sono le foto all'eremo, sempre con tanti amici, a tavola e fuori, intenti a leggere o a giocare a calcio o a chiacchierare. Ci sono le foto con i parenti, gli zii, i cugini, i nonni.
E piano piano, mentre mettevo via questo tesoro inestimabile, ho realizzato quanto bella è la mia vita, felice e piena, e sono grata per tutto, anche per quello che ci sta capitando ora, perchè tutti quei visi sorridenti e felici sono ancora con noi a riempirci di affetto.


nella foto: mia nipote, mia sorella e mia madre.

martedì, novembre 11, 2008

11 novembre


S. Martino
La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’ esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

mercoledì, gennaio 02, 2008

Carramba, che sorpresa!


Succede che decidiamo di trascorrere l'ultima notte dell'anno a cena da amici.
Succede che pensiamo di trovare i soliti compagni di bagordi.
Succede che invece troviamo due nuove coppie.
Succede che mio marito riconosce in uno dei due mariti un suo compagno delle medie.
Succede che il suo antico compagno non si ricordi di lui, ma si ricordi invece di me.
E succede che mi chieda di una mia compagna delle elementari con la quale mi ritrovavo tutti i pomeriggi dopo i compiti.
E succede che all'improvviso lo riconosco! Carramba! Ma è Luigi!
Abitava nell'appartamento sopra quello di Nadia, e al pomeriggio ci ritrovavamo in 4, c'era anche un'altra ragazzina con noi, a giocare a palla o con la corda nel cortile di Nadia e Luigi. Lui era un po' più grande, solo due anni, ma che lo facevano già molto ragazzino. Però era paziente e giocava con noi. A volte ci parlava della musica dei Beatles e dei Rolling Stones, e noi lo guardavamo un po' stupite, non capivamo nemmeno di cosa parlasse! Frequentavamo le ultime due classi delle elementari e ancora l'unica musica che ascoltavamo erano le canzoni dello Zecchino d'Oro, o al massimo quelle di Gianni Morandi e di Rita Pavone.
Poi siamo cresciute, Nadia e Luigi hanno cambiato casa, Nadia ha cambiato quartiere, Luigi no, ma alle medie lui era in sede e io no e ci siamo persi di vista. Lo incontravo ogni tanto, trasformato, altissimo, con barbone e capelli lunghi e vestito alla Fidel Castro, d'inverno con l'eschimo, ma ci si salutava appena, poi lui sparì. Continuavo a vedere sua madre, ma non più lui. E poi anche la mia vita è cambiata, ho cambiato casa anche io e non ho più pensato a Nadia e Luigi. Fino all'altra sera! Ed è stata una bellissima sorpresa, anche se entrambi siamo così cambiati, fisicamente intendo (lui è molto magro ora, senza barba e quasi calvo), perchè all'improvviso ho ritrovato quell'amico più grande che ci ascoltava con attenzione e serietà, nonostante fossimo mocciose un po' scioccherelle.

lunedì, giugno 04, 2007

Le foto


Sabato c'è stata una bellissima riunione di famiglia, con ritrovo di una grossa parte di cugini, tutti per festeggiare e vezzeggiare mio babbo, che ha attraversato da poco il traguardo degli 87 anni.
E' l'ultimo rimasto di una grande famiglia, molto unita, nonostante fratelli e sorelle fossero sparsi per mezza Italia. E come in tutte le riunioni famigliari che si rispettino, abbiamo guardato vecchi filmini, che babbo ultimamente ha fatto riversare su videocassette, e fotografie. E contemporaneamente abbiamo ricordato questo o quella zia, i nostri nonni, e tanti fatti comuni che sono la storia della nostra famiglia. Una storia lunghissima nel tempo, perchè la sorella più grande di mio babbo era nata nel 1900 e lui, ultimo di sette figli, nel 1920. E attraverso i filmini e le foto abbiamo ripassato quel lessico famigliare comune che ci lega di affetti nonostante la lontananza, e abbiamo anche potuto insegnarlo, raccontarlo ai nostri figli, che della mia famiglia conoscono solo quella piccola parte che ci vive vicino.
Io amo particolarmente le fotografie. Forse le amo più dei filmini. Perchè secondo me riescono a congelare in un attimo, in uno sguardo, l'intensità di un momento, quasi un riassunto dell'occasione in cui sono state scattate. E ho bisogno delle foto per riuscire a vedermi, meglio che in uno specchio. Solo attraverso le foto riesco a capire realmente come sono, lo specchio mi rimanda sempre solo un'immagine parziale, fugace, spesso viziata anche dal buonumore o malumore, dalle insicurezze del momento. Le foto invece mi rimandano un'immagine vera, non artefatta, assolutamente asettica e imparziale attraverso la quale posso finalmente riconoscermi.
E a volte, riguardandomi, mi stupisco: non ero poi così brutta o così grassa, oppure capisco perchè qualcuno dice che ho lo "sguardodaprof"!
E così, attraverso le foto, soprattutto i ritratti, ricostruisco la mia storia, e la storia della mia famiglia, e rendo in questo modo le mie radici più salde, capisco il mio passato, e affronto il presente con maggiore forza e consapevolezza.

sabato, dicembre 09, 2006

Luisona day

Non siamo riusciti ad organizzare la tanto agognata giornata, ma voglio parlare qui di un bar che in un qualche modo ha accompagnato un periodo della mia vita.
Erano i primi anni '70 e io ero matricola all'Università. Improvvisamente godevo della immensa libertà di poter stare fuori tutta la giornata senza dovermi giustificare con un papà molto severo: le lezioni erano a orari improbabili e quindi ero assente giustificata all'ora di pranzo! E tra i tanti bar della zona universitaria, con una mia compagna di corso, ci avventurammo proprio lì, dentro quell'università dentro l'università che è la Johns Hopkins University. Mi ci ero avventurata da sola in avanscoperta con la scusa di trovare qualcuno che a prezzi modici potesse fare conversazione in inglese con me, per non perdere ciò che avevo acquisito nel mese di permanenza in Canada. E ovviamente c'erano pure altri scopi reconditi facilmente intuibili....Il bar era la classica cafetteria dei campus americani: luminosa, pulitissima, spartana nell'arredamento e con un bel giardinetto molto frequentato nelle giornate di sole, anche in pieno inverno! Nel bar ci si poteva stare per mangiare, ma anche per studiare o leggere, ci si facevano amicizie, si consumavano storie di amore e amicizia, si gioiva per esami dati o ci si disperava per esami finiti male o rifiutati, tutto sotto lo sguardo attento del mitico barista Ivo. Ivo era un filosofo e avrebbe, secondo me, potuto fare benissimo lo psicologo! Non c'era studente che non finisse al bancone a raccontargli le sue pene d'amore, a cercare conforto, a chiedere un consiglio. E lui, sornione, ascoltava e poi ti donava la sua perla di saggezza: quello è meglio se lo lasci perdere, quella è una un po' troppo frivola...e così ci aiutava a navigare in quel mare sconosciuto che era per noi pischelle il mondo universitario nel quale eravamo appena entrate.
Ivo era talmente mitico che persino Francesco Guccini, che frequentava la Johns Hopkins in qualità di insegnante di italiano, ha voluto interpretarlo nel film Radio Freccia.
Quante storie in quel bar, quanti incontri! Richard, italo-americano newyorkese dai capelli rossi, Manuel, argentino, che mi fece tradurre dall'inglese un lunghissimo articolo di diritto internazionale sulle acque territoriali, Mary, bellissima e sportiva nonostante le mancasse un braccio (ma se non me lo avesse detto non me ne sarei mai accorta!) e sempre circondata da ragazzi adoranti, Murphy, haitiano, tenerissimo, che quando ci venne presentato ci disse di stare attente perchè era cannibale e mangiava le ragazze bianche! Gli dicemmo che ci avrebbe spaventate di più se avesse fatto riti voodoo! John, scozzese, insegnante di diritto, che aveva molti problemi con l'acqua e sapone!
A poco a poco sono ripartiti tutti, di qualcuno mi resta qualche fotografia e il ricordo di quelle amicizie nuove e diverse, la scoperta di altre culture, tutte affascinanti, e mi resta anche il senso dello sforzo che tutti abbiamo messo nell'uscire dai pregiudizi sulle rispettive nazionalità. Fu davvero una bella ventata di novità!

giovedì, dicembre 07, 2006

Un regalo

Il mio papà mi ha fatto il regalo di Natale in anticipo! Mi ha regalato il filmino della mia comunione e cresima, riversato su DVD. Così appena arrivata a casa me lo sono guardato, insieme al figlio grande, l'unico a casa in quel momento. E guardando quel filmino ho capito tutto l'amore dei miei genitori per me!
Mamma, bellissima come un attrice del cinema, che con cura mi sistema il vestito, fatto da lei, e mi mette il velo in testa, me lo sistema con uno spillone fra i capelli e poi guarda sorridente e soddisfatta tutto l'insieme. Me lo ricordo ancora quello spillone da cappello, rifinito con una bellissima perla bianca a goccia!
E babbo che con la sua cinepresa ha filmato tutto, mi ha ripresa con affetto, divertimento, proprio nelle mie espressioni più tipiche: mentre mi strofino la punta del naso per superare l'imbarazzo, mentre scherzo e gioco con le mie amiche, mentre mi faccio coccolare dalle zie e dalle cugine grandi.
E quello che si percepisce vedendo i loro volti è la gioia di festeggiarmi, soprattutto la gioia di avermi per figlia. E io non lo avevo mai capito! Non completamente, non allora!
Grazie papà!