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giovedì, agosto 15, 2019

GINO COVILI

Lo scorso anno, grazie a una magnifica mostra suddivisa tra Castelluccio e Porretta, ho scoperto questo pittore, vicino per periodo, è scomparso a 87 anni nel 2005, e geograficamente: ha sempre vissuto a Pavullo del Frignano, in provincia di Modena.
Sono rimasta folgorata dai suoi quadri, che raccontano un'umanità eroica, fatta di duro lavoro, di fatica, anche di povertà, ma appunto eroica, fiera, sempre dignitosa. Anche la natura che dipinge presenta la stessa fatica, la stessa eroica capacità di resistere. E' una natura capace di urlare attraverso i nodi delle sue cortecce e le braccia nodose dei suoi rami.
Particolarmente suggestivi, anche se a volte davvero crudi, i quadri sulla resistenza, a cui lui partecipò.  Ma bellissima e particolare anche la serie sugli esclusi che a volte ricordano alcune fotografie di Berengo Gardin e Carla Cerati scattate negli anni 60 nei manicomi. Poi ci sono i grandi quadri collettivi:  La processione, La formazione della cooperativa, La Festa da ballo...
Ho potuto rinnovare l'emozione provata davanti a quei quadri che ogni volta mi mostrano un particolare nuovo e dai quali fatico a staccare lo sguardo, visitando la casa di Gino, da lui costruita negli anni 70 e nella quale ha vissuto fino alla morte. Gli eredi, i nipoti che lì hanno vissuto con i genitori e i nonni, l'hanno trasformata in casa museo, ed è una casa viva, dove puoi sederti sul divano e lasciarti incantare dall'Ultimo eroe, di ritorno dalla battuta di caccia, con l'aquila catturata legata al retro della sella che apre le sue grandi ali trascinata nel vortice della cavalcata a formare quasi una scia che lega il cacciatore al cielo, e la volpe e il lupo uccisi che sobbalzano davanti al cacciatore che cavalca, in una scena che ricorda gli eroi dei manga giapponesi, oppure sali le scale accompagnato dai volti degli esclusi che ti guardano con quei loro sguardi incuriositi e nello stesso tempo assenti, persi in un loro mondo interiore. E' una casa viva, abitata, da Gino e dai visitatori, dal nipote Matteo, perfetto padrone di casa che una alla volta ti apre tutte le porte e poi ti lascia scegliere il luogo che preferisci per meditare davanti a tutta quella bellezza.

lunedì, marzo 04, 2019

POLAROID

"Ogni foto significa che so dove ero ogni minuto. Ecco perché faccio fotografie. E' un diario visivo".
Non so se nel mio caso è proprio così. O meglio, è così solo in parte. Io amo raccontare storie con le mie foto, non è solo il mio diario personale. Ma una passione con Andy la condivido: la Polaroid! Ne ho possedute diverse, misteriosamente scomparse nel tempo, buttate da altre persone durante i vari traslochi sostenuti, senza chiedermi se volevo conservarle o meno.
La Polaroid è la vera istantanea, scatti e subito dopo hai la tua stampa, meglio addirittura del telefonino! E non è vero che non sia riproducibile, basta avere un po' di pazienza e di tecnica.
Warhol fotografava tutti quelli che entravano alla Factory, amici, conoscenti, clienti. Non era solo una documentazione del momento ma era anche la base su cui lui poi lavorava elaborandole.
E Warhol è sempre stato uno degli artisti moderni che più mi hanno incuriosito, con tutta la sua corte di personaggi che hanno fatto la storia dell'arte, della fotografia, della musica degli anni 80: Robert Mappelthorpe, Patty Smith, Lou Reed, Nico, Basquiat, Keith Haring, persino una giovanissima Madonna...Anni incredibili in cui tutti questi artisti si ritrovavano a sperimentare nuove forme artistiche e nuovi materiali, non solo droghe di vario tipo e svariati approcci sessuali, in una New York straordinariamente viva, camminando sul lato selvaggio della vita!

domenica, marzo 27, 2011

Colazione al museo

Parafrasando il film Colazione da Tiffany, con alcuni amici ci siamo ritrovati quasi a ora di pranzo alla Pinacoteca di Bologna.
La nostra Pinacoteca non è grande quanto gli Uffizi, ma è un piccolo, meraviglioso scrigno di opere d'arte. La nostra è stata una visita "di assaggio", durata comunque un paio di ore, per cui ci siamo soffermati solo su alcune opere d'arte, ma quanto splendore! La nostra visita è iniziata con il S. Giorgio e il drago di Vitale da Bologna per poi proseguire nelle varie sale fino all'Estasi di S. Cecilia di Raffaello, e poi tornare indietro alla sala dove si trova la pala di Giotto. In questo percorso un po' disordinato abbiamo trovato piccole perle come L'ultima cena di El Greco, o grandi perle (per le dimensioni!) come L'adorazione dei pastori di Luca Cambiaso, con una luce quasi caravaggesca.
Peccato che i tagli dei fondi si rendano evidenti nella mancanza dei "confort" che oramai si possono trovare in tutti i musei, e che rendono le visite più appetibili: il bookshop è chiuso, non è possibile allungare gli orari delle visite, permettendo almeno una sera alla settimana la visita serale prolungata fino alle 22, non c'è la possibilità di fare una buona campagna pubblicitaria o di creare eventi che possano attirare persone e fare conoscere Bologna anche per questa preziosa raccolta di arte, e non solo per la sua cucina.
Altra situazione quella del Museo del '900 a Milano, nuovissimo, aperto meno di un anno fa a Milano, in piazza Duomo, a fianco di Palazzo Reale. Ho avuto la possibilità di visitarlo un sabato sera, dalle 20 alle 22,30, in un bellissimo percorso a spirale che va dal Quarto Stato di Pellizza da Volpedo fino alle famose tele tagliate di Fontana e alla installazione luminosa che occupa l'ultimo piano del museo.
Il pensiero che mi è venuto è che forse oggi si tende a focalizzare l'attenzione solo sull'arte moderna, più vicina a noi per quanto riguarda la comprensione delle opere (per quanto io ad esempio abbia molti problemi con l'arte concettuale...), dimenticando che gli artisti, quelli veri, non prescindono mai da chi li ha preceduti. Ne conoscono l'opera, la metabolizzano, la trasformano e la ripropongono reinterpretata, modernizzata. Non dimentichiamoci perciò dell'antico, la nostra storia è partita da lì, si è evoluta in quel modo: andiamo a vedere com'era, scopriamone l'incredibile bellezza.
E meditiamo sulla capacità degli artisti che in assenza di mezzi tecnologici riuscirono ugualmente ad arrivare a intuizioni incredibilmente moderne che sono riuscite ad arrivare intatte fino a noi.