BUONA PASQUA
Buona Pasqua a chi mi legge in silenzio, buona Pasqua a chi mi pensa, buona Pasqua a chi è triste e depresso, buona Pasqua a chi è solo...la Resurrezione è poter ricominciare a sperare.
Guardo il mondo con occhi sognanti. Mi sveglierò mai?
Buona Pasqua a chi mi legge in silenzio, buona Pasqua a chi mi pensa, buona Pasqua a chi è triste e depresso, buona Pasqua a chi è solo...la Resurrezione è poter ricominciare a sperare.
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Etichette: auguri, Pasqua2019
Ho disperatamente cercato nel mio archivio fotografico le foto che scattai sei anni fa nel mio ultimo viaggio a Parigi, ma non ho più niente. Quel disco rigido è bloccato e non lo si riesce più a sbloccare e forse non c'è dentro più niente o non è più leggibile nulla. Restano le foto che pubblicai su Flickr, ma in quelle immagini, stranamente, Notre Dame non c'è. Quella volta non l'andammo a vedere, scegliemmo altri percorsi. Stranamente, perché ogni volta tornavamo a vederla, pensando che prima o poi ci saremmo decisi a salire su quel tetto per ammirare i gargoiles e il panorama di Parigi. C'erano sempre altre cose che ci portavano via da lì, ma tanto lei era lì, da secoli, e ci sarebbe sempre stata...avremmo avuto tempo...Invece non c'è più tempo, Notre Dame brucia.
Restano i ricordi dei miei figli, piccoli, con il naso per aria e la bocca aperta, dentro la vastità della cattedrale. Loro davanti all'altar maggiore davanti al monumento del Re Sole inginocchiato davanti alla Madonna incoronata. E poi altri ricordi, di una Santa Messa la notte di Pasqua di più di dieci anni fa con mio marito e le mie due più care amiche, e le mie lacrime di emozione quando a mezzanotte, alla fine della Messa la grande campana aveva suonato i rintocchi che simboleggiano la gioia della Resurrezione di Cristo e io avevo sentito quei rintocchi risuonare dentro il mio cuore. E il ricordo di quella notte è ancora più acuto, vista la concomitanza della Settimana Santa, oggi come allora.
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Etichette: 15aprile2019, 2019, aprile, Francia, incendio, Notre Dame, Parigi, ricordi, viaggi
C'è tanto vento in questi giorni. Un vento che squassa le cime degli alberi e agita i pensieri e fa volare il bucato come ballerini impazziti che sbattono qua e là. Il cuore batte più forte e tutto il corpo è in attesa di qualcosa che non sa, aspetta, teso, ma non sa ancora cosa può succedere. I pensieri volano senza poter trovare una direzione, senza permettere una decisione, una scelta, anche se in realtà la scelta è stata fatta, la decisione presa. C'è il bisogno, la necessità di un'ancora, di un appiglio per non lasciarsi trasportare da questo vento impetuoso, di qualche cosa che ti tenga ancorata a terra, perché sai bene che se ti lascerai andare il vento ti porterà con se, ti trascinerà via fino a farti scomparire.
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Mia nonna Imelde era nata il 19 marzo 1902.
Sono stata la sua prima nipote e ho passato moltissimo tempo con lei. La mamma dice anche che le assomiglio molto, soprattutto nel carattere. Era una donna alta, seria, decisa, che rimasta vedova molto giovane e con una figlia ancora piccola, aveva rifiutato gli spasimanti proposti dalla famiglia e aveva cominciato a lavorare. Per tutta la vita ha fatto la stiratrice, rispettata e amata dalle sue clienti, nobili e non nobili, e da tutte le persone che condividevano la sua quotidianità di negoziante in una piccola via vicino all'Antoniano a Bologna. Era una donna morigerata che però amava festeggiare davvero. Il giorno del suo compleanno, immancabilmente, dopo le tagliatelle al ragù o i tortelloni al burro o anche le lasagne, ovviamente fatte da lei con il solo aiuto di mia mamma, e naturalmente il mio che da sotto il tavolo le rubavo la sfoglia, dopo un secondo sempre molto semplice e i cardi al parmigiano, c'erano come dolce le sue raviole! Le preparava uno o due giorni prima: faceva l'impasto, lo stendeva, con un bicchiere faceva i cerchi di pasta e sopra stendeva la mostarda bolognese che preparava con la frutta matura che il fruttivendolo suo vicino di negozio le vendeva a un prezzo bassissimo. Le raviole venivano chiuse attentamente e venivano portate al mattino presto dal fornaio, anche lui vicino al suo negozio, per essere cotte nel grande forno dove allora veniva cotto anche il pane per la vendita del giorno. Quando le riportava a casa il profumo di quelle raviole riempiva tutta casa! E siccome ne faceva parecchie, per diversi giorni erano la nostra colazione e la nostra merenda!
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